Ercole

Chiedo scusa a quei pochissimi che hanno deciso di seguire questo spazio e oggi si aspettano di leggere una ricetta, magari dopo carico qualcosa, magari dopo, ora lasciatemi questo spazio bianco e lasciate che lo riempa.

Non mi importa dove finirà tutto questo, in quale spazio dell’etere, mi sento come bloccata nel mezzo di un ponte tibetano, ferma, e ho bisogno che qualcuno o qualcosa mi strappi via da li, perchè io ci sto provando o almeno credo, ma stavolta non ce la faccio.

Credo si chiami sindrome del caregiver, credo di cominciare a riconoscerne qualche segno.

Assistere o semplicemente convivere con delle persone anziane non è per nulla facile, invidio il resto della mia famiglia che si spreca in inutili appelli alla pazienza, al sopportare, perchè semplicemente si arriva al punto che di pazienza non se ne ha più, e avrò pure diritto io a sfogarmi e urlare tutto quello che mi porto dentro.

Un cumulo di insoddisfazione ecco cos’è, giorni trascorsi così uno dopo l’altro e non vissuti, l’altro giorno mi sono anche detta “ok sono riuscita a far passare un’altra giornata”, un non andare o un andare vuoto.

Dovrei avere pazienza per ascoltare i pianti di un figlio, gli scleri di un compagno o un marito nel programmare le prossime vacanze, pazienza per non litigare con il capo, con l’amministratore del condominio…dovrei, vorrei.

Vorrei aver costruito tutte queste relazioni, queste situazioni, e invece: devo avere pazienza ogni mattina quando devo convincere un uomo ormai vecchio che mi manda sempre a fanculo, ad alzarsi dal letto, farsi una doccia, vestirsi, impegnarsi in qualcosa che non sia il salto dal letto al divano, nè tantomeno procedere a scartavetrare il soffitto della sala da pranzo con una scala, una stecca e della carta vetrata, quando gli riempio il bicchiere d’acqua che non vuole mandare giù, quando mi accorgo che di punto in bianco ha deciso di non prendere le medicine perchè, deve capire se sono quelle la causa della sua flatulenza. Eh si devo avere pazienza anche quando discretamente lo seguo per casa e lascio un profumatore per ambienti automatico, nella stanza dove ha deciso di restare per un pò. Devo avere pazienza quando una donna anche lei anziana che sognava una vecchiaia fatta di passeggiate insieme al marito, ha dei momenti in cui vorrebbe tanto mandarlo a fanculo lei quell’uomo li che ha sposato quasi cinquant’anni fà. Quando alza la voce e carica la sua insoddisfazione su di me e io devo avere pazienza mentre mi carico di tutto e di tutti, anche mentre quello che è mio padre, nel giorno del mio compleanno, mentre mi occupo di lui, mi urla che tanto io non sono figlia sua, non può essere, perchè i suoi figli lo hanno sempre trattato con rispetto; e ora che io la più piccola, la bambina di 30 anni gli dice cosa deve fare, a lui sembra che io di rispetto non ne dia. Ma io ho rispetto dell’uomo che è più dell’uomo che era e vorrei vederlo come gli altri della sua età, camminare senza un bastone, avere degli hobby, degli amici con cui incontrarsi per parlare di tutto, anche del calcio sebbene non ci abbia mai capito un cazzo.

Vorrei che quel vecchietto con il bastone e l’andatura incerta avesse parole dolci per me, anche quando lo vado cercando per le strade intorno casa o nei luoghi che frequenta di solito, perchè ce l’ha fatta sotto al naso ed è uscito per una passeggiata che dura da troppo, mentre fuori piove.E ho paura, invecchio ogni volta anch’io, i miei capelli bianchi in netto aumento lo testimoniano. Vado a 10km/h per vedere se lo trovo a terra su un marciapiede.  Vorrei che la mia famiglia una volta tanto si preoccupasse di me, di dove voglio andare perchè ora non lo so e sembra io mi debba preoccupare solo di essere sempre qui, il 25 Aprile o ad Agosto per badare ai nipoti, su una macchina, in giro tra supermercato, farmacia e studi medici, sempre pronta al telefono ad ascoltare gli sfoghi e gli scleri di tutti.

Vorrei un abbraccio per potermici accomodare dentro e restare li, sapendo che per un pò c’è qualcuno che si sta chiedendo come sto io. Di cosa ho bisogno.

Vorrei uno schiaffo per  vedere se ho la forza di alzarmi da questo divano dove mi sono seduta anch’io.

 

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